Lo schianto e la poesia

Pubblicato il 30 maggio 2013 su Recensioni e Segnalazioni da Adam Vaccaro

Davide Rondoni Si tira avanti solo con lo schianto White Fly Press, Lugo, maggio 2013 pag. 80 € 12

Ho letto di Davide Rondoni il libro di poesia “Si tira avanti solo con lo schianto”, pubblicato dalla nuova casa editrice Whitefly di Lugo; devo dire che l’ho trovato brillante, agile, leggero, felice nell’impiego dello zoom e delle immagini in presa diretta dal «reale», dalla cronaca, dalle biografie e dai privati della gente comune… è un libro democratico, nel senso che non fa atteggiare la «poesia» in un al di là elitario e olistico, che tratta della gente e con la gente, è un libro che si rivolge direttamente ai lettori chiamandoli per nome, senza iattanza né arie di superiorità, che chiama ogni cosa con il suo nome e cognome; direi, per assurdo che si tratta di un libro di servizio se non ci fosse di mezzo il governo di Letta (anch’esso di servizio), perché, sono convinto che la poesia sia soprattutto un servizio, uno svago e un intrattenimento, veloce ma non per questo effimero o inutile come molti intellettuali da vetrina balsamica invece ritengono che sia. In tal senso, Rondoni dimostra una spiccata capacità di far collidere i piani e i registri lessicali e retorici con una acuta sensibilità per le discontinuità e i salti semantici e semaforici… anche la periodizzazione in strofe delle poesie risponde a questa esigenza di far slittare i piani rappresentativi gli uni sugli altri e farli interagire, più per sommare che per dividere; con il che il risultato finale è un effetto di concentrazione e di concertazione delle diversità e delle differenze: insomma, si ha un di più di espressività senza che se ne vedano le giunture espressive e i nessi connettivi.

Giorgio Linguaglossa

*

Al poliambulatorio Mengoli le persone

sono sedute come sacchi mezzi vuoti

io ripenso a Iena conosciuto in carcere che diceva

entrare in galera apre nuovi orizzonti

e m’era sembrata una cosa sublime, dura

come quando la vita è vera

costretta a esser vita e non il suo ritratto

ma al secondo piano dove per il cuore

matto mi stanno a chiamare

ci sono due coppie d’anziani che han scoperto

di abitare vicini,

per un bel po’ di tempo

hanno abitato nello stesso quartiere

ecco, è una cosa del genere

il mondo

e si parlano come se si conoscessero da sempre,

dei guai e di aver raggiunto da un bel po’ i cinquant’anni

di matrimonio.

Sono lì tutti e quattro a sedere,

il marito di quella che parla di più

è messo peggio, ma partecipa

e sorride, non è andato,

unico dei quattro, alla cerimonia con il delegato del sindaco,

un buon uomo che l’anno scorso si è suicidato.

Ci sono galere a ogni piano, e orizzonti

che si aprono anche quando non vuoi

e ci sarebbe da stare un po’ in pace, pensare

ai fatti tuoi, al cuore che comincia

ad arrancare.

Ma ogni volta la galera crolla, la vita

si rivela meno fasulla di quanto ti dicono,

un’altra cosa da quella

che immagini e ti buttano sulla pelle.

Un annuncio.

*

Benarrivato

l’America non ti aspetta

la ragazza milleastucci

dev’essere una modella, ora ha

la faccia struccata

e un po’ in disordine –

e in questo mondo un po’ in disordine

tira fuori

liquidi per le mani

trucchi miracolosi

e una bella foto sua

nel riflesso sui finestrini

davanti a me

sta diventando: una dea

tra la 103 e la 86

ma le dee scendono

dai colli sacri

e dalla linea rossa A

noi che continuiamo il viaggio

ci guardiamo come dire

c’era da aspettarselo

anche se nei petti sotto i giacconi

aspettiamo che salga ancora qualcuno

un nuovo dio

riflesso accanto ai nostri visi stanchi

nelle strade sotterranee della città

nei nostri cuori calanchi.

*

Il barbiere che lavora

con la “zigaretta” tra le labbra

fottendosene come un dio

dei divieti e della salute

è il mio patrono, l’estremo

dono del cielo ai combattenti

per qualcos’altro dallo stupido

benessere delle copertine, per un urlo remoto

del cuore, per un cazzo di rivoluzione

quotidiana, per un rischio

di perdere l’eternità non la pensione…

e facciamo due chiacchiere sul mondo

che nelle sue specchiere

ci tramonta davanti, nei suoi colpi

di tosse fa bruciare gli angeli i canti…

Il suo commiato è elegante

come un’apparizione

come uno che fuma tanto e sa

che l’allegria è

uno schianto.

*

Si tira avanti solo con lo schianto

il resto va in panne, si esaurisce

nella schiena ho il fuoco

di ali bruciate, se mi dici

rallenta

precipito in ogni dolore nel raggio di una vita

o faccio il balzo della bestia sul più insulso segno

di gioia

la vita è solo se scommette d’essere infinita

l’impatto è una carezza

nella nostra condizione

sbandati da ogni morale

ed è diritta sparata in Dio o

in una sacrosanta maledizione.

*

Può arrivare anche su skype

il volto opaco, da quali nebbie lei

la coscienza, la ragazza insonne

che dice, tra una interruzione

e l’altra del collegamento: non farlo, e

non sa cosa, non lo immagina

l’oceano bruciato via, il bicchiere di lato

o forse

lo avverte, oscuro

un desiderato veleno nella mente

divenuta tutta allarme, tutta

presentimento

l’amore senza giudizio, il cuore off,

specchio di uccelli fermi

il precipizio.

Davide Rondoni (Forlì, 1964) ha pubblicato Il Bar del tempo (Guanda, 1999), Avrebbe amato chiunque (Guanda, 2003), Apocalisse amore (Mondadori, 2008), oltre ad altri volumi di poesia. Ha tradotto Rimbaud, Baudelaire e Péguy. Ha curato opere di Testori e di Luzi, l’antologia Poeti con nome di donna (Rizzoli, 2008) e con Franco Loi l’antologia Il pensiero dominante. Poesia italiana 1970-2000 (Garzanti, 2001). Ha fondato la rivista clanDestino. Tra i saggi Il fuoco della poesia (Rizzoli, 2008), Per lei. E per tutti. Scritti sull’amore e sulla Commedia (Ed Meridiana, 2010) e la raccolta di scritti in versi e in prosa Nell’arte, vivendo (Marietti, 2012). Cura programmi e interventi di poesia in tv su Rai e Tv2000.

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