Alessandro Cabianca

 

Alessandro Cabianca


Nato a Cornedo (VI), nel 1949, si è laureato con lode presso l'Università di Padova in letteratura moderna e contemporanea con una tesi monografica su Ottiero Ottieri (e sul rapporto letteratura, industria e psicanalisi in Italia negli anni sessanta).

Ha pubblicato:
SOPRA GLI ANNI (poesia), Ed. Universitaria - VE, 1991;
IL GIOCO DEI GIORNI (poesia), ibidem, 1992 e 1994;
LE VIE DELLA CITTA' INVISIBILE (poesia), ibidem, 1995;
I GUARDIANI DEL FUOCO (poesia), Gruppo 90 - PD, 2000.
MEDEA (le metamorfosi di un mito) (tragedia), Gruppo 90 - PD, 1998;
CLITENNESTRA (la saga degli Atridi) (tragedia), Gruppo 90 - PD, 2003
I SUONATORI DI BREMA (libretto d'opera per musica di Matteo Segafreddo, su commissione dell'Orchestra del Teatro Olimpico di Vicenza) e RE NERO (fiaba).

Per l'inaugurazione del restaurato Teatro Torresino di Padova ha realizzato il lavoro multimediale di poesia-danza-pittura-video INFLUSSI, musicato dal compositore Matteo Segafreddo, dalla raccolta inedita DELLE METAMORFOSI e DEI MUTAMENTI (su temi della mitologia classica e del libro sapienziale cinese I KING).
Ha fondato nel 1989 il GRUPPO 90 di Azione Poetica ed ha presentato performances poetiche a Cortina, Padova, Bologna, Trieste, Venezia, Vicenza ed è tra i fondatori nel 1993 del P.I.P. (pronto intervento poetico) un gruppo specializzato in interventi poetici, azioni, incursioni, operazioni multimediali, incontri di musica e poesia nei caffè, sulle piazze, in libreria, nelle radio locali.

Ha partecipato nel 1993 al Convegno sulla poesia di Mario Stefani presso l'aula Magna dell'Università di Cà Dolfin a Venezia con una relazione dal titolo: Mario Stefani, la poetica del disincanto; ha presentato (alla Libreria Calusca di Padova o al Gran Caffè Pedrocchi) i più rappresentativi poeti veneti, tra i quali: Ferruccio Brugnaro, Attilio Carminati, Luciano Cecchinel, Santa Costanzo, Enzo Mandruzzato, Milena Milani, Cesare Ruffato, Mario Stefani, Aldo Vianello, Maria Irma Mariotti, Gianfrancesco Chinellato; ha presentato a Padova il poeta americano Jack Hirschman, in occasione della pubblicazione italiana di Soglia infinita.

IL GIOCO DEI GIORNI ha le prefazioni di Maria Irma Mariotti e di Mario Stefani. I GUARDIANI DEL FUOCO hanno la prefazione di Aldo Vinello e le postfazioni di Gianni Cabianca e Attilio Carminati.
La sua poesia è stata presentata al Pedrocchi nel 1994 da Maria Irma Mariotti e da Attilio Carminati, con la partecipazione dell'attore Antonio Salines.
Suoi testi poetici sono presenti su riviste e antologie; interventi sulla sua poesia si trovano sui quotidiani Il Mattino di Padova, Il Gazzettino di Padova, Il Sole- 24 Ore di Milano e su varie riviste letterarie.

ALESSANDRO CABIANCA
Via Valeggio 3 - 35141 PADOVA
E-mail: cabialex@libero.it

TESTIMONI DEL TEMPO
Il buio dei cespugli di rosa marina, la sera,
è anche più buio, se soltanto una mano li sfiora;

non è questa la ferita più vera,
sono i fiori, gli stessi che al mattino il sole colora.

Chiamerò a testimoni di questa storia
i pochi che accettarono le compromissioni:

Dino Campana, occhio di luce sopra ogni memoria
là, sulla baia di Montevideo, ultima delle visioni,

Aldo Palazzeschi, dolente e cinico clown rotondo,
triste e ridanciano, talvolta sgangherato,

Ezra Pound, del tempo vagabondo
(che d'amore sostava di rado acquietato)

e, più di questi, Alda Merini,
esagerata nel soffrire e nel godere,
che non volle tacere degli uomini
che le furono amanti, delle figlie
rubate (elettroshock compresi).

Tra quanti camminano rasente terra
e tutti gli altri che non seppero rischiare,
i cadetti, gli odorosi di muffa, gli impolverati,
i reduci di ogni guerra, gli insoddisfatti

e, ancora, molto più rossi,
i cespugli di rose marine
e, tra distese di ulivi o lungo i fossi,
i voli a festone, bianche o gialle, delle ballerine.


Poetica e poesia in Alessandro Cabianca

"La complessità insita nei versi di Cabianca è motivata da una ricca e composita visione del mondo lirico legato soprattutto alle problematiche temporee, in tutte le direzioni, fino a stratificare con dei tocchi sapienti il presente sul passato, anche arcaico, anche primordiale. In questo coinvolgimento si formano e si animano i più diversificati richiami afferenti all'uomo, dalla sua derivazione ai giorni nostri. Si assiste così al suo passaggio attraverso la temperie mitica, la favola e la leggenda, la storia e l'antistoria, l'urgenza e la casualità, fino al raggiungimento di una condizione oggettivata alla realtà naturale, più pagana che cristiana, niente affatto fideistica o pietistica.
C'è in Cabianca un ritorno alla atmosfera virgiliana, alla contemplazione di campi, montagne, colline, alberi, piante, fiori, il riandare schietto e non retorico a paesi, borghi e casolari, ricuperati integri dalla memoria, a stagioni ridenti o rattristate, a infanzie verginali, a paradisi perduti. C'è altresì un bisogno di vivere, soprattutto di amare, senza inganni e ipocrisie, di amare donne, cose, o divinità, fa lo stesso; c'è una necessità di fuoco, di acqua, di neve, di vento, di luce, di chiarità in tutti i sensi, quale espressione delle stagioni sorte dalla terra e dall'aria, in stretto rapporto con le stagioni umane." ATTILIO CARMINATI

La poesia di Cabianca si fa sempre più ricca di pudore, quasi restia a concedersi, temendo nel tradimento della parola (sarebbe lo scacco massimo, la morte, la fine dell'io del poeta). Cabianca che freddo, nordico per la forma così racchiusa pudicamente in se stessa, che si rivela a poco a poco, con parsimonia, cela invece momenti di fuoco e di sogno antico quanto l'uomo. Sono versi a volte doloranti, che aprono uno squarcio improvviso, quasi un grido: "e noi migriamo più per restare,/ che per partire". E quasi pare l'antica moneta messa in bocca al faraone, quasi viatico, lasciapassare necessario, il sapere ciò che ha vissuto l'uomo, la consapevolezza dell'essere: "non sarà come il tuo bambino:/ quello che avrà vissuto, gli varrà per morire" (Di maggio in maggio").Nel suo verso si trova evidenziata una musicalità diversa, nuova, forte, alta, che ha improvvise secche risonanze taglienti. Ricordiamo "Venere.... i tuoi furori", ebbene, vi troviamo accenti foscoliani, degni dei sonetti. MARIO STEFANI

E' uno stile che si misura con delle pause, diciamo, paragonabili al sonno dei vulcani e delle foglie più trasparenti... Il poeta, nella ricerca di essere semplicemente uomo, è come una legge che affronta un programma di guerra. Egli è "solo", tra il sangue e il frutto che dal ramo "schianta" il riflesso della memoria, mai la genesi della colpa! Questo lo si sapeva, ma da come Cabianca ne porta il peso non poteva non esserci, in fondo ai suoi passi, la grande responsabilità di un monito. Da oggi per sempre i valori, che solo il canto non tradisce, devono facilitare le azioni della carità e della bellezza. Rappresentando l'uomo in tutta la sua natura espressiva, Cabianca denuncia uno stato di malessere per eccellenza, quello che si chiama Civiltà dei consumi. Ne capovolge le basi con l'effetto di uno schiaffo. L'introspezione del poeta padovano è particolarmente calibrata; accumula scansioni specifiche per un sempre più largo raggio d'azione. Allora un silenzio a vela di pensiero si fa rapire dai polmoni, e una voce frusta più a fondo il potere della menzogna. Insomma Alessandro Cabianca sta nella pelle di questa necessità: non ama tanto l'impressionante pagina che brilla sulla fronte, quanto il poter leggere un vento senza bandiera. ALDO VIANELLO

Talmente classici i suoi versi che possono parere poco distinguibili. Riconoscibilità che tuttavia si impone nella struttura del linguaggio: dalle fonti greche e latine si attua come una pausa di qualche millennio dove non si avverte la presenza dei contributi nordici o del barocco mediterraneo, mentre si potrebbero scorgere influssi arabi e della favolistica mediorientale nei dialoghi e nella simbologia animale. A me paiono scelte di forma e non di merito: la funzione poetica resta sacra e taumaturgica, sciamanica forse, permettendo i versi la congiunzione all'inconscio o più genericamente al sacro e all'arcano. Ed è soprattutto questa memoria profonda, una voce che viene da lontano, a caratterizzare la poesia di Alessandro anche nelle figure reali che prendono prospettiva più ancora delle figure mitologiche. Il suo è un attaccamento alle origini anche geografiche, quelle bellissime colline vicentine, ma culturalmente delle popolazioni locali è rimasto unicamente quel senso di magia e di profano che esce (o rientra) ed è comunque legato alla terra, poiché tutto il resto appartiene ai contributi classico-cristiani della storia. GIANNI CABIANCA